Mad for Europe: il partner spagnolo della seconda mobilità

IMG_20180502_195207_869Il 25 Aprile a Madrid abbiamo incontrato la referente di Mad For Europe  (http://www.madforeurope.org/it/home-3/) partner spagnolo della seconda  mobilita’, che coordinera’ con TIA Formazione le esperienze di apprendimento basate sul lavoro degli studenti delle scuole partner del progetto TOUR SKILLS.

Il totale degli studenti che partiranno sara’ 47 e verranno suddivisi tra Malta e Madrid. A Madrid i ragazzi effettueranno esperienze presso le aziende turistiche all’unico scopo di realizzare gli obiettivi di apprendimento previsti dal progetto.

A Madrid esperienze linguistiche in lingua spagnola e a Malta in lingua inglese. Le selezioni delle scuole partiranno a settembre 2018, il bando contenente i criteri di selezione verra’ inviato alle scuole entro Giugno 2018.

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Partecipanti meritevoli

TIA Formazione ha previsto un evento di chiusura del progetto a cui intende invitare i ragazzi ritenuti meritevoli in base ai criteri di comportamento, partecipazione al progetto, tirocinio, puntualita’ nella gestione delle richieste di verifica ERASMUS + e esperienza all’estero vissuta come opportunita’ di crescita in un bagaglio personale e professionale. TIA Formazione intende anche offrire opportunita’ di partecipazione ad altri progetti futuri.

Questi aspetti avranno impatto sulla comunicazione e disseminazione dei risultati del progetto.

In allegato riportiamo la delibera della selezione avvenuta il 10/4/2018 in staff meeting TIA Formazione

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Pensieri da Siviglia: “Esperienze che cambiano la vita”

IMG_20180324_203852_850E’ arrivato il 26 Marzo e si rientra in Italia. Con il rientro del gruppo di Milano, si chiude la prima mobilita’ del progetto VET 2018, laborioso, faticoso, intenso, impegnativo ma fortemente arricchente.

Un progetto che ha richiesto tante energie nuove con cui non sono solita confrontarmi, sin dalla scrittura, dalle scuole agli enti locali, dai dirigenti scolastici agli studenti.

Gli studenti, proprio loro, i beneficiari ultimi di un progetto scritto per loro, appartenenti a scuole del settore turistico, enogastrononico e alberghiero, ivi comprese le declinazioni cinema e fotografia.

Quarantasei i partecipanti a questo primo flusso, italiani, provenienti da 6 scuole, 3 Regioni 5 citta’ , tutti coetanei di 16-17 anni, con 7 accompagnatori, docenti e staff, che hanno coperto i vari momenti di questa prima mobilita’ a Siviglia, della durata complessiva di 20 giorni.

Studenti che, per chi come me non e’ abituata, hanno rappresentato una palestra di vita straordinaria, ragazzi spesso spaesati e impauriti, nell’osservarli mi sono resa conto di quanto ancora siano fragili in un mondo che li vuole pronti e veloci a sapersi confrontare con tante sfide che la vita, volente o nolente, gli pone di fronte.

Spesso impreparati e privi degli strumenti necessari per sapersi districare in situazioni poco piu’ complicate del loro standard abituale, ma coraggiosi quando li si lascia liberi di agire nel saper trarre risultati strabilianti da esperienze totalmente nuove. Per tutta la durata della loro permanenza a Siviglia, la linea del nostro ente e’ stata quella di lasciare spazio, pur dando delle regole generali e rispettando i vincoli burocratici che il progetto ci imponeva.

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Non e’ pero’ sempre stato facile , per tanti motivi che tralasciamo di ricordare, pur consapevoli, e questa esperienza ce lo ha confermato, che e’ sempre piu’ difficile dire NO e motivarlo che dire SI e assecondare, anche e soprattutto per questo siamo convinti di aver trasmesso un valore, la responsabilita’, anche quando vi era poca consapevolezza dell’esperienza che erano stati chiamati e scelti per fare o quando alcune difficolta’ sembravano insormontabili, un valore, la responsabilita’ che, quando rispettato, genera fiducia, fiducia in se stessi e nelle proprie possibilita’.

Una esperienza cosi’ puo’ infatti cambiarti la vita, trasformarti interiormente, aprirti orizzonti verso cui improvvisamente puoi guardare, se poi sai anche investirci sopra, puo’ rappresentare la chiave di volta per guardare il futuro da un’altra prospettiva. E non solo e’ valore per i beneficiari diretti ma genera una ricaduta indiretta verso un’ innumerevole quantita’ di persone, perche’ una ragazza o un ragazzo capace di sapersi relazionare e professionalizzare in un contesto interculturale e’ un valore aggiunto straordinario per il mondo intero.

Vedere quindi realizzarsi un progetto cosi’, dal momento della sua creazione alla sua realizzazione, trasmette una sensazione di arricchimento infinita, poiche’ tutte le strade in salita che percorri, improvvisamente compiono il loro senso, nella consapevolezza che puoi contribuire davvero a realizzare un mondo migliore. E riuscire a trasmettere questo significato ai giovani, facendo comprendere che anche questa e’ l’Europa, senza la quale queste esperienze sarebbero impossibili, e’ un altro di quei motivi per cui ha senso continuare a scriverli e a realizzarli.

Ines Caloisi

Responsabile progetto VET Tour Skills

Pensieri da Siviglia: “Il valore del viaggio”

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Partecipare, anche se solo per pochi giorni, a questo Progetto è stato per me come fare un salto indietro nel tempo di alcuni anni: ho accompagnato per tanto tempo gruppi di ragazzi in viaggi all’estero.
Sono stata immediatamente colpita dal clima sereno e di reciproca accettazione e fiducia: per esperienza so che è un risultato niente affatto scontato.
Sicuramente, ci saranno stati momenti difficili da superare: il distacco dalle famiglie di origine, dalle proprie sicurezze, dalle proprie routine comporta sempre un grande sforzo in termini di energie, coraggio e desiderio di mettersi in gioco.
Il “premio” che però attende al termine dell’avventura è davvero molto molto di più: il sacrificio e la sfida di uscire con nettezza dalla sicurezza della”zona di comfort” portano alla scoperta della “terra di mezzo”, del Viaggio.
Spesso abituati a confondere i termini “viaggio” e “vacanza”, noi occidentali apprezziamo il valore del Viaggio solo quando eventi imprevisti ci costringono a fare i conti con la nostra debolezza, la nostra limitatezza è la nostra piccolezza.
La fame di sicurezza e immortalità ci fa pensare grandi, invincibili e imbattibili.
Il Viaggio ci riporta alla verità profonda di noi stessi, al silenzio assordante e al rumore di fondo dei nostri pensieri, a toccare la nostra finitezza e le nostre paure ma anche a scoprire le nostre risorse, capacità, abilità e competenze.
Per questo chi ha,  per una volta almeno nella vita, provato il Viaggio non può più farne a meno: una volta effettuato il contatto con il nostro io più profondo, resta il desiderio di scoprirci sempre di più e una semplice vacanza non ci accontenta più.
Cercheremo ancora il Viaggio per tutta la vita.
Dagli sguardi e dalle poche parole scambiate con i ragazzi, ho intravisto questo contatto interiore con se stessi, la comprensione delle proprie possibilità, il desiderio di rimettersi ancora in gioco, la gioia della condivisione di questi giorni e, anche se ancora non molto consapevoli di questo, la nostalgia.

La libertà e la serenità di questi giorni, pur con tutti gli imprevisti e le difficoltà, li accompagneranno per tutta la vita.

Mirella Sale

Pensieri da Siviglia “Nonostante le diversità…”

IMG_6037Scrivo queste breve riflessioni dirette ai ragazzi (a cui mi riferirò come gruppo) a seguito dell’esperienza di tutor nel progetto Tour Skills essendo stato il loro tutor per circa metà della loro permanenza a Siviglia.

Non è la mia prima esperienza lavorativa a contatto con i ragazzi ma sicuramente è quella da cui ho imparato di più.

Non mi conoscete ma non sono una persona che parla molto, preferisco osservare, ascoltare e riflettere e ogni tanto mettere in iscritto quello che penso, come adesso.

Ecco due cose che ho imparato osservandovi:

  • Che l’ambiente, i luoghi in cui siamo nati, viviamo, studiamo o lavoriamo hanno influenza su di noi e su quelli che ci stanno intorno.

Ragazzi, vi sarete resi conto voi stessi di come il vostro modo di rapportarvi sia diverso, da Roma, a Milano e alla Sardegna. Differenze dettate dalle esperienze e dallo stile di vita, dall’ambiente in cui viviamo, dalle amicizie (giuste o sbagliate che siano). Ma, nonostante la vostra diversità, vi siete avvicinati, avete fatto gruppo e avete trovato nuovi amici. Uniti nella diversità, è uno dei motti dell’Europa.

Molti di voi hanno stretto ottimi legami sui luoghi di lavoro, altri con la famiglia.

Vi siete ritrovati in un ambiente diverso dal vostro e avete saputo adattarvi e integrarvi nonostante foste partiti (in media) con una conoscenza davvero base dello spagnolo.

Avete saputo adattarvi anche in situazione problematiche, chi a lavoro chi a casa, e avete saputo resistere e tollerare delle mancanze del partner spagnolo, delle famiglie e delle imprese in cui vi trovavate.

  • Che la pazienza richiede molta pratica.

E di pazienza alle volte ne serviva davvero tanta cari ragazzi. Ne serviva nel momento in cui facevate tardi agli incontri programmati, nel momento in cui non rispettavate il contesto (dal tenere il cappello nei luoghi chiusi al parlare durante i nostri interventi in aula e al vedere buttare cicche di sigarette per terra), ma queste sono cose secondarie rispetto a quello che sto per dirvi.

Almeno personalmente di pazienza ne ho avuto davvero bisogno quando sentivo e vedevo da voi certi atteggiamenti che dimostravano il più totale disinteresse per il luogo in cui vi trovavate. Per dirne alcuni: persone che passavano il tempo libero a casa al telefono tra social network e Netflix invece di uscire e conoscere (luoghi e persone); altri totalmente disinteressati alla cultura spagnola nel momento in cui si visitavano musei e luoghi di spicco della stessa, altri addirittura irrispettosi nel momento in cui si avvicinavano troppo ai quadri esposti quasi volendoli toccare.

Personalmente me ne serve ancora molta di pazienza se penso che invece che poter prendere il 110% da questa esperienza, vi sarete fermati forse alla metà (riferendomi sempre al gruppo).

Aspetti positivi e aspetti negativi, come vedete. Dovete migliorare ancora quelli positivi e colmare i negativi perché è adesso il momento in cui farlo, non solo per voi, ma anche per noi perché si, mi piace pensare che grazie a noi avete partecipato e vinto una borsa di studio/lavoro all’estero, opportunità concessa a pochi vostri coetanei, e quindi siete e sarete in debito con noi fino a quando non sarete cresciuti, diventati responsabili e dei perfetti cittadini europei, prima che sardi, romani o milanesi.

Concludendo, e prima di lasciar parlare uno dei miei autori preferiti con l’intento di cui sopra, lavorate su voi stessi iniziando da adesso.

Le cose che ho imparato nella vita

di Paulo Coelho

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

– Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.

– Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.

– Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.

– Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.

– Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.

– Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.

– Che la pazienza richiede molta pratica.

– Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.

– Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.

– Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto te stesso.

– Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.

– Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.

– Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.

– Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.

– Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.

– La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.

– E’ vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.

– Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.

– Non cercare le apparenze, possono ingannare.

– Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.

– Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.

– Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.

– Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!

– Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.

– Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.

– Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.

– Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.

– Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.

– Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.

Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

Alberto Nico

PENSIERI DA SIVIGLIA: “IMPRESSIONI DI UNA PRIMA E SECONDA VOLTA”

VET Tour Skills Project – Sevilla, 19-23 Marzo 2018

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Nello scrivere questo contributo non ho potuto fare a meno di considerare la doppia prospettiva dalla quale mi sono ritrovata ad analizzare questa mobilità. Da un lato, ho vissuto la mia prima esperienza come tutor, partecipando attivamente al management di questo progetto e vivendo i problemi che si verificano nella realtà quotidiana di una mobilità di questo tipo. Dall’altro, la mia esperienza da studentessa sedicenne nel progetto COMENIUS (con il quale avevo passato un mese in una scuola in Romania) mi ha portata a riflettere a lungo sul come i ragazzi abbiano vissuto quest’esperienza, vivendo io stessa per la seconda volta queste emozioni con loro.

Per quanto concerne le mie considerazioni come tutor, comincerò con l’affermare che in questa settimana ho imparato tanto e ho avuto la possibilità di affinare le mie capacità gestionali e di problem solving. È stata un’occasione per sporcarmi le mani con quelle che sono le mille piccole questioni (indicativo in questo senso il numero di fogli che ho maneggiato!) che messe insieme compongono il quadro all’interno del quale i partecipanti non solo vivono la loro mobilità, ma possono fruire della sua eredità per il loro futuro formativo e lavorativo. A mio parere, tali questioni sono state rese più complicate da alcune mancanze da parte del partner e dall’atteggiamento lassista dei ragazzi, il cui basso livello di attenzione per le istruzioni ricevute e per le scadenze ha reso complesse procedure di per sé molto elementari.

Questa nota da tutor sul comportamento dei ragazzi mi rimanda al mio secondo punto di vista da ex partecipante a un progetto simile e da venticinquenne. La mia vicinanza di età agli studenti dovrebbe forse portarmi a comprendere più di altri alcuni loro atteggiamenti, giustificandoli con l’emozione di trovarsi in una città nuova a svolgere attività a loro più o meno adeguate (anche qua, rimarco della responsabilità da parte del partner) e considerando anche le situazioni legate alle famiglie ospitanti, che si sono rivelate in alcune casi splendide e in altri problematiche. Posto che riconosco la sussistenza di questi elementi attenuanti, il mio atteggiamento comprensivo viene però meno nel momento in cui comparo il mio comportamento e quello dei miei compagni durante il COMENIUS con quello dei ragazzi conosciuti in questa settimana. Esistono alcune differenze, come ad esempio la partecipazione alla realtà culturale e storica della città, che sono legate secondo me al diverso contesto di partenza: noi, che avevamo un background liceale di studi classici, ci approcciammo alla cultura e alle abitudini di un Paese straniero e delle nostre famiglie ospitanti con enorme rispetto e con modalità differenti (forse un poco troppo formali), e con sincera curiosità. Ho ritrovato la nostra curiosità nella maggior parte di questi ragazzi, e questo mi ha fatto piacere. Quello che non ho ritrovato, con mio immenso rammarico, è il rispetto. Il rispetto per le scadenze e per il lavoro svolto da tutti noi, come partner e come educatori. Il rispetto per il prossimo, che per me si rispecchia non solo nel linguaggio utilizzato, ma anche nella puntualità e negli atteggiamenti tenuti sul posto di lavoro e nelle famiglie. Con queste mie considerazioni non voglio addossare totalmente ai ragazzi la responsabilità dei problemi che si sono verificati nelle famiglie e duranti gli stage; ma voglio sottolineare come, in alcuni casi, il loro atteggiamento non abbia contribuito alla risoluzione di tali problematiche e al corretto funzionamento dell’apparato burocratico-amministrativo.

Voglio quindi concludere queste mie riflessioni parlando di gratitudine e consapevolezza. Penso che alcuni ragazzi non si siano comportati in maniera adeguata perché non consci dell’opportunità che hanno ricevuto, e conseguentemente non grati per tale possibilità.  Occorre quindi farsi un esame di coscienza e capire se anche noi, come organizzazione e come scuole, abbiamo fatto passare il giusto messaggio rispetto al grande privilegio che i ragazzi hanno avuto nel partecipare a questa esperienza. Sono tuttavia soddisfatta del lavoro svolto e delle capacità sviluppate da parte nostra, e sono convinta che tutti i ragazzi siano in qualche modo maturati sia dal punto di vista personale che da quello lavorativo. Sono dunque grata di aver vissuto questa esperienza lavorativa in una città meravigliosa come Siviglia e di aver conosciuto delle persone umanamente e professionalmente preziose.

Grazie e ad maiora.

Elena Melas

Pensieri da Siviglia: “progetti che aprono il mondo”

 

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Sono sul tram che attraversa il centro di Siviglia, più o meno alle nove di mattina. Dal finestrino vedo uno dei miei ragazzi, Valerio, auricolari e cappuccino dello starbuck’s coffee in mano, che cammina a passo spedito in direzione opposta alla mia. Sta andando a lavorare, entra alle 10.30, ma non avendo ancora molta confidenza coi mezzi pubblici va a piedi. Deve arrivare puntuale, lo esige il regolamento ma soprattutto è lui che ci tiene, e quindi si muove con grande anticipo. Sono tentato di chiamarlo, di spiegargli quali mezzi prendere per arrivare più in fretta al lavoro, ma non lo faccio. L’autonomia e la responsabilità sono due dei principali obbiettivi di questo progetto, e se riesce a cavarsela da solo è senz’altro un buon risultato. Anche se, per il momento, il prezzo da pagare è una lunga camminata per una città sconosciuta. Una città in fondo molto simile alla nostra per molte ragioni, accogliente e ben organizzata, ma pur sempre sconosciuta, dove si parla una lingua diversa.

Augusto lavora al mercato di Triana, Davide in un locale poco distante. Sono posti vivi, affollati, divertenti, sivigliani e turisti animano il barrio sin dalla prima mattina. I ristoranti che li ospitano sono luoghi di frontiera, dove si lavora in fretta e in spazi stretti, ma si lavora bene, con gente cordiale. Augusto e Davide, come tutti i ragazzi d’altronde, devono imparare rapidamente, con due ostacoli da superare: la lingua e i piatti tipici locali, che sono alla base dei menù di questi locali informali. Ma in questi anni di scuola e di stage un po’ di mestiere lo hanno già imparato, e da subito si muovono agilmente nelle piccole cucine, prendono iniziativa, arricchiscono il menù con uno o due piatti tipici romani, che fino a quel momento venivano proposti dagli chef spagnoli orribilmente scempiati (un esempio su tutti, la carbonara coi wurstel).

Beatrice è emozionata. Molto. Il suo ristorante è bello, molto bello. Le mura dell’Alcazar delimitano la sala principale del locale, che propone menù costosi a una clientela selezionata. Un po’ di soggezione è inevitabile. L’accoglienza è ottima, la brigata di cucina è cordiale e operosa, ma i primi giorni sono comunque difficili, Beatrice non riesce a integrarsi, ed è sul punto di mollare. Ma proprio nel momento di maggiore difficoltà tira fuori il carattere, la grinta. La accompagno di fronte al locale, lei fa un bel respiro, sfodera il suo miglior sorriso e entra. E cambia tutto. Ha trovato il modo giusto di interpretare una situazione difficile, di superare una difficoltà senza evitarla, senza rinunciare. Ne è felice e orgogliosa, io più di lei.

Giada, Giulia, Daniele, Valerio, Chiara… seri, puntuali ed efficienti, lavorano con buon ritmo dal primo giorno, vengono accolti in brigata con affetto ed entusiasmo, non è difficile immaginare che presto riceveranno delle offerte di lavoro. Lo chef del locale di Valerio è così entusiasta di lui che mi dice “para ser feliz tienes que tener un Valerio en tu vida!”. Scatto delle belle foto, sorrisi genuini di persone che lavorano duramente ma felici di farlo. Non sono pose finte, sono scatti autentici, e Valerio è li, in mezzo a loro.

Abbiamo attraversato la città in lungo e in largo, scoprendone il fascino e i misteri, la storia e la tradizione. Abbiamo lasciato Siviglia per Cadice, col suo castello sull’atlantico in tempesta, e per Cordoba, con il bosco di colonne della Mezquita. Meraviglia, stupore, gioia, un senso diffuso e condiviso di pienezza per un’esperienza che non dimenticheranno mai. Sono ragazzi e ragazze che, seppur molto giovani, hanno già imparato cosa significhi lavorare seriamente, cosa vuol dire esser responsabili per se stessi e per le persone con cui si lavora, o con cui si condivide una parte di vita. Ma sono pur sempre ragazzi, con un carico di grinta e di vitalità che non posso non invidiare. L’ultima sera della mia permanenza a Siviglia la trascorriamo insieme, in un bel locale di fronte alla cattedrale. Quando è ora di salutarci taglio corto, qualche rapido abbraccio e via, non posso cedere all’emozione davanti a loro, sono pur sempre il loro professore. Poi, nella notte e il giorno successivo, con qualcuno ci scambiamo messaggi di affetto sincero, parole e emozioni condivise che non potevano emergere di fronte al gruppo per pudore. Ma sono parole che toccano il cuore.

Se l’unione europea è interessata a sapere se e quanto questi progetti funzionino, perché giustamente sono soldi dei contribuenti e vanno spesi bene, la mia risposta è netta, senza tentennamenti. Questi sono progetti straordinari, che aprono il mondo ai ragazzi, contribuendo enormemente al loro futuro. E quindi, grazie a tutti coloro che lo hanno permesso. E grazie ancora a tutti i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato, perché è grazie a loro che il nostro lavoro assume un senso.

Livio Ciappetta

Pensieri da Siviglia: “quando da un’esperienza nasce un’emozione”

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Per molti ragazzi, la scuola è vissuta come un’esperienza fondata sull’apprendimento statico (l’insegnante spiega, l’alunno ascolta, studia per essere poi valutato). Esperienza spesso piena di limitazioni e lontana dalla vita reale.

I ragazzi hanno necessità, spesso inconsapevolmente, di ampliare i propri orizzonti, di mettersi alla prova, di scoprire potenzialità e limiti, di relazionarsi dalle proprie realtà abituali.

È nostro dovere di formatori far avventurare i nostri alunni nel vivere quotidiano e far concepire loro la vita come insieme di esperienze in connessione.

I ragazzi hanno avuto questa opportunità grazie al lavoro organizzativo del team TIA Formazione e alla coesione e sintonia dei tutors che hanno seguito i ragazzi durante questo periodo.

Ho partecipato come tutor nella seconda parte della mobilità.

La prima impressione è stata positiva. Ho trovato i ragazzi abbastanza sicuri e disinvolti. Diversi studenti hanno indubbiamente messo alla prova e migliorato le loro competenze professionali e comunicative in un contesto culturale diverso dal loro.  Si può dire che sono state gettate le basi per lo sviluppo di abilità di problem solving e di pensiero più raffinate.

Una nota negativa: alcuni ragazzi non hanno colto appieno l’opportunità per progredire altrettanto sul piano della responsabilità e dell’autonomia, forse perché impreparati ad un’esperienza così complessa e a tutto tondo. Anche se, nel mio intimo, credo che una crescita emotiva vi sia stata per tutti i ragazzi.

Concludo questo mio contributo con una citazione che riassume il mio pensiero:

“Quando da un’esperienza nasce un’emozione,

lasciando in noi una nuova traccia, magari invisibile,

ma che ci trasforma,

allora abbiamo vissuto un’esperienza autentica”

                                                      (Anonimo)

 

 

  1. Serafina Manca, docente dell’IIS “G.A. Pischedda” di Bosa (tutor del progetto ERASMUS + dal 13 al 23 marzo 2018)