Pensieri da Siviglia: “progetti che aprono il mondo”

 

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Sono sul tram che attraversa il centro di Siviglia, più o meno alle nove di mattina. Dal finestrino vedo uno dei miei ragazzi, Valerio, auricolari e cappuccino dello starbuck’s coffee in mano, che cammina a passo spedito in direzione opposta alla mia. Sta andando a lavorare, entra alle 10.30, ma non avendo ancora molta confidenza coi mezzi pubblici va a piedi. Deve arrivare puntuale, lo esige il regolamento ma soprattutto è lui che ci tiene, e quindi si muove con grande anticipo. Sono tentato di chiamarlo, di spiegargli quali mezzi prendere per arrivare più in fretta al lavoro, ma non lo faccio. L’autonomia e la responsabilità sono due dei principali obbiettivi di questo progetto, e se riesce a cavarsela da solo è senz’altro un buon risultato. Anche se, per il momento, il prezzo da pagare è una lunga camminata per una città sconosciuta. Una città in fondo molto simile alla nostra per molte ragioni, accogliente e ben organizzata, ma pur sempre sconosciuta, dove si parla una lingua diversa.

Augusto lavora al mercato di Triana, Davide in un locale poco distante. Sono posti vivi, affollati, divertenti, sivigliani e turisti animano il barrio sin dalla prima mattina. I ristoranti che li ospitano sono luoghi di frontiera, dove si lavora in fretta e in spazi stretti, ma si lavora bene, con gente cordiale. Augusto e Davide, come tutti i ragazzi d’altronde, devono imparare rapidamente, con due ostacoli da superare: la lingua e i piatti tipici locali, che sono alla base dei menù di questi locali informali. Ma in questi anni di scuola e di stage un po’ di mestiere lo hanno già imparato, e da subito si muovono agilmente nelle piccole cucine, prendono iniziativa, arricchiscono il menù con uno o due piatti tipici romani, che fino a quel momento venivano proposti dagli chef spagnoli orribilmente scempiati (un esempio su tutti, la carbonara coi wurstel).

Beatrice è emozionata. Molto. Il suo ristorante è bello, molto bello. Le mura dell’Alcazar delimitano la sala principale del locale, che propone menù costosi a una clientela selezionata. Un po’ di soggezione è inevitabile. L’accoglienza è ottima, la brigata di cucina è cordiale e operosa, ma i primi giorni sono comunque difficili, Beatrice non riesce a integrarsi, ed è sul punto di mollare. Ma proprio nel momento di maggiore difficoltà tira fuori il carattere, la grinta. La accompagno di fronte al locale, lei fa un bel respiro, sfodera il suo miglior sorriso e entra. E cambia tutto. Ha trovato il modo giusto di interpretare una situazione difficile, di superare una difficoltà senza evitarla, senza rinunciare. Ne è felice e orgogliosa, io più di lei.

Giada, Giulia, Daniele, Valerio, Chiara… seri, puntuali ed efficienti, lavorano con buon ritmo dal primo giorno, vengono accolti in brigata con affetto ed entusiasmo, non è difficile immaginare che presto riceveranno delle offerte di lavoro. Lo chef del locale di Valerio è così entusiasta di lui che mi dice “para ser feliz tienes que tener un Valerio en tu vida!”. Scatto delle belle foto, sorrisi genuini di persone che lavorano duramente ma felici di farlo. Non sono pose finte, sono scatti autentici, e Valerio è li, in mezzo a loro.

Abbiamo attraversato la città in lungo e in largo, scoprendone il fascino e i misteri, la storia e la tradizione. Abbiamo lasciato Siviglia per Cadice, col suo castello sull’atlantico in tempesta, e per Cordoba, con il bosco di colonne della Mezquita. Meraviglia, stupore, gioia, un senso diffuso e condiviso di pienezza per un’esperienza che non dimenticheranno mai. Sono ragazzi e ragazze che, seppur molto giovani, hanno già imparato cosa significhi lavorare seriamente, cosa vuol dire esser responsabili per se stessi e per le persone con cui si lavora, o con cui si condivide una parte di vita. Ma sono pur sempre ragazzi, con un carico di grinta e di vitalità che non posso non invidiare. L’ultima sera della mia permanenza a Siviglia la trascorriamo insieme, in un bel locale di fronte alla cattedrale. Quando è ora di salutarci taglio corto, qualche rapido abbraccio e via, non posso cedere all’emozione davanti a loro, sono pur sempre il loro professore. Poi, nella notte e il giorno successivo, con qualcuno ci scambiamo messaggi di affetto sincero, parole e emozioni condivise che non potevano emergere di fronte al gruppo per pudore. Ma sono parole che toccano il cuore.

Se l’unione europea è interessata a sapere se e quanto questi progetti funzionino, perché giustamente sono soldi dei contribuenti e vanno spesi bene, la mia risposta è netta, senza tentennamenti. Questi sono progetti straordinari, che aprono il mondo ai ragazzi, contribuendo enormemente al loro futuro. E quindi, grazie a tutti coloro che lo hanno permesso. E grazie ancora a tutti i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato, perché è grazie a loro che il nostro lavoro assume un senso.

Livio Ciappetta

Pensieri da Siviglia: “quando da un’esperienza nasce un’emozione”

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Per molti ragazzi, la scuola è vissuta come un’esperienza fondata sull’apprendimento statico (l’insegnante spiega, l’alunno ascolta, studia per essere poi valutato). Esperienza spesso piena di limitazioni e lontana dalla vita reale.

I ragazzi hanno necessità, spesso inconsapevolmente, di ampliare i propri orizzonti, di mettersi alla prova, di scoprire potenzialità e limiti, di relazionarsi dalle proprie realtà abituali.

È nostro dovere di formatori far avventurare i nostri alunni nel vivere quotidiano e far concepire loro la vita come insieme di esperienze in connessione.

I ragazzi hanno avuto questa opportunità grazie al lavoro organizzativo del team TIA Formazione e alla coesione e sintonia dei tutors che hanno seguito i ragazzi durante questo periodo.

Ho partecipato come tutor nella seconda parte della mobilità.

La prima impressione è stata positiva. Ho trovato i ragazzi abbastanza sicuri e disinvolti. Diversi studenti hanno indubbiamente messo alla prova e migliorato le loro competenze professionali e comunicative in un contesto culturale diverso dal loro.  Si può dire che sono state gettate le basi per lo sviluppo di abilità di problem solving e di pensiero più raffinate.

Una nota negativa: alcuni ragazzi non hanno colto appieno l’opportunità per progredire altrettanto sul piano della responsabilità e dell’autonomia, forse perché impreparati ad un’esperienza così complessa e a tutto tondo. Anche se, nel mio intimo, credo che una crescita emotiva vi sia stata per tutti i ragazzi.

Concludo questo mio contributo con una citazione che riassume il mio pensiero:

“Quando da un’esperienza nasce un’emozione,

lasciando in noi una nuova traccia, magari invisibile,

ma che ci trasforma,

allora abbiamo vissuto un’esperienza autentica”

                                                      (Anonimo)

 

 

  1. Serafina Manca, docente dell’IIS “G.A. Pischedda” di Bosa (tutor del progetto ERASMUS + dal 13 al 23 marzo 2018)

Pensieri da Siviglia: “coinvolgimi e io imparo”

Dimmi e io dimentico; mostrami e io ricordo, coinvolgimi e io imparo.

Benjamin Franklin

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Il mio passato di studente di lingua al liceo, è il ricordo di un’attività frenetica: prendere appunti. Raccogliere e catalogare i miei appunti di francese negli scaffali della libreria era già allora una metafora: la mia camera come il cimitero in cui si accumulavano quaderni di conoscenze inerti e inanimate di cui oggi non ricordo molto. Poi venne Erasmus. Di quei giorni a Murcia ricordo ogni cosa: un’escursione, una partita di calcio, un certo film, una festa, una canzone e un profumo. Non dimentico quei momenti, quegli eventi. Un evento è un avvenimento speciale, che non accade tutti i giorni: ha relazione con il piacere sociale, con l’emozione e la gioia condivisa con altre persone. Ma soprattutto un evento, è un’esperienza, qualcosa che si vive con il corpo e con l’anima, che fa soffrire e gioire. Comincia sempre con una sensazione di aspettativa, con la voglia che quell’avvenimento accada molto tempo prima che si realizzi. L’attesa, io l’ho colto nei ragazzi, produce un preriscaldamento intellettuale molto importante, che si connette con le parti emotive e che trasforma il risultato in qualcosa di profondo e durevole.

La partecipazione all’evento, al momento da vivere, è determinante: quando da tifosi di una squadra di calcio, presenziamo una partita, o quando assistiamo ad un concerto del nostro cantante preferito, non ci sediamo sui gradini a prendere appunti, ciò che facciamo è gridare, soffrire, fare la ola, ballare. Anche se nella maggior parte dei casi partecipiamo come pubblico, l’anima, il corpo si tuffano nell’esperienza e tutti i nostri sensi entrano in funzione: guardiamo, cantiamo, sospiriamo, applaudiamo dissentiamo, ci sediamo ed improvvisamente ci alziamo in piedi, piangiamo di gioia e di rabbia… L’ emozione è una caratteristica dell’esperienziale. Assistere come pubblico rappresenta solo un grado di partecipazione (si può infatti anche dormire durante una partita!). Immaginiamo per un momento, invece, che ci venga data la possibilità di entrare in campo e giocare la partita o di salire sul palco e cantare una canzone. Quando partecipiamo, l’esperienza si moltiplica, non si dimentica, rimane e nella maggior parte dei casi ci trasforma. Il contributo allo sviluppo professionale, (ma non solo) passa attraverso il fare: tagliare la frutta per una sangria, servire un flan, tenere il ritmo di una soleá durante uno spettacolo di flamenco. Non fa lo stesso leggere tutto questo su un manuale o vederlo in un video. In aula di solito poco si fa, poche esperienze si realizzano: si spiega, si ascolta, si scrive, si sbadiglia. Learning by doing, imparare facendo è stato uno degli obiettivi perseguiti dal progetto Erasmus +Tour skills con la mobilità di marzo 2018 a Siviglia.

Ai ragazzi è stata data questa occasione: partecipare attivamente attraverso l’apprendimento basato sul lavoro (priorità nazionale nei progetti VET oltre che europea).

Hanno sperimentato, hanno comunicato, si sono incontrati, hanno commesso errori. Oltre a tanto altro, hanno imparato, così come scriveva Lewis Carrol, che “…per restare nello stesso posto, devi correre più velocemente che puoi. Se vuoi arrivare da qualche parte, devi correre due volte più veloce”.

Riprendo in mano uno dei miei quaderni di appunti liceali: “…chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita”, scrivevo allora. Non ho cambiato idea. Neanche un po’.

Simona Daga I.I.S. Don Deodato Meloni – Oristano

Il diario di bordo di Daniele

IMG_20180311_153646_271Vi elenco i cambiamenti che ho avuto professionalmente e personalmente grazie a questa esperienza.

Penso di essere cresciuto più personalmente che professionalmente,è stata un’esperienza di vita molto importante per me e sicuramente anche per i miei compagni di viaggio,vivere in una casa famiglia ha reso questa esperienza più strana (perché all’inizio è stato molto imbarazzante entrare in una casa di uno sconosciuto)ma anche più divertente perché una volta che hai fatto confidenza con la persona che ti ospita è divertente discutere e passare le giornate a parlare di quello che accade al lavoro,ecc. A livello professionale non mi sento cambiato molto perché quasi tutte le cose che mi hanno fatto fare le ho imparate a scuola o in altri ristoranti a Roma,anche se ho visto diversi piatti tipici della spagna e di siviglia.

A parte alcuni problemi avuti con il tutor aziendale l’esperienza professionale è stata soddisfacente in certi versi ed in altri deludente (deludente solo per il rapporto che si è creato con il tutor aziendale).Grazie a questa esperienza ho avuto modo di conoscere molte persone nuove con cui ho instaurato un grande rapporto di amicizia. È stata una bellissima esperienza che non capita a tutti di fare a 17 anni in una città splendida come Siviglia.

Daniele

 

Il diario di bordo di Martina

IMG-20180305-WA0006Questo progetto è ormai quasi concluso e sono felicissima di poter dire che mi ha dato veramente tanto.
Durante la mobilità ho avuto la possibilità di migliorarmi in molti campi: ho appreso i vari metodi di lavoro utilizzati in un paese straniero, ho avuto la fantastica opportunità di visitare una città in grado di farti imparare molto della sua cultura.
All’inizio è stato un po’ complicato riuscire ad adattarsi, ma con il tempo ho avuto l’occasione di migliorare la lingua e di conseguenza di adattarmi alla città. Posso affermare che grazie a questo progetto sono riuscita a migliorare la mia autogestione e bene o male i miei metodi di socializzazione.
E’ stata sicuramente un esperienza che mi ha cambiato, spero in futuro di avere l’occasione di poterla rifare.
Martina

Il diario di bordo di Camilla

IMG_20180311_151900_972Ciao sono Camilla,

sono a Siviglia, ma manca poco per tornare a casa, mi dispiace perché in questa alternanza ho conosciuto persone nuove e migliorato i rapporti con persone che non conoscevo tanto.

Mi sto divertendo un mondo sono molto felice di aver potuto partecipare a questo progetto. La cosa in cui ci sono stati alti e bassi era il lavoro, ma ora va tutto bene, le persone con cui lavoro sono simpaticissime, mi hanno fatto capire quanto sia stancante e divertente lavorare in un negozio come il loro. La cosa positiva però è che se conosci meglio le persone con cui lavori potrebbero diventare come una seconda famiglia.

La vita nella casa è bellissima abbiamo conosciuto tante persone nuove, delle ragazze americane e delle ragazze italiane, con cui abbiamo fatto tante di quelle risate che è proprio bello stare con loro. La signora con cui abitiamo è simpaticissima, carinissima e pur di vederci contente farebbe di tutto.

Questa alternanza mi ha fatto imparare molto meglio lo spagnolo di quanto non lo sapessi già, mi ha fatto capire quanto è faticoso andare a lavorare tutti i giorni, mi ha fatto capire quanto è bello viaggiare, quanto è bello abitare con persone che non conosci e che bisogna imparare a conoscere. Diciamocelo mi ha fatto imparare tante cose.

La cosa più bella è che ho fatto amicizie con persone fantastiche, divertenti e gentili. Queste persone abitano lontano da Milano, infatti spero che continueremo a sentirci anche se la distanza è tanta.

Il mio obbiettivo era di migliorare la lingua spagnola e Fare amicizia anche con persone nuove, e posso dirlo con certezza ci sono riuscita pienamente.

Grazie a tutti coloro che mi hanno dato la possibilità di partecipare a questo progetto.

Camilla

Il diario di bordo di Sara

IMG_20180315_095830_848Ormai siamo alla fine di questa esperienza e posso dire che questi giorni sono passati troppo veloci ma nel migliore dei modi, sono felice di aver conosciuto nuove persone fantastiche, visitato posti stupendi, migliorato le mie capacità linguistiche e di aver intrapreso un’altra esperienza lavorativa.
Per fortuna sono stata abbastanza fortunata e non ho incontrato difficoltà, mi sono ambientata benissimo nella casa, sono stata accolta da una signora stupenda, gentile e disponibile per tutto, a lavoro è andato quasi tutto bene, inizialmente un problema che però è stato subito risolto, anche qui ho incontrato dei colleghi che mi hanno fatto partecipare abbastanza al lavoro, e per quanto riguarda l’esperienza in generale sono dispiaciuta che sia già finita, perché qui a Sevilla mi sono subito sentita a casa e non avrei rinunciato a starci altro tempo. Questa esperienza mi è servita moltissimo, spero di poterne vivere tante altre come questa, un grandissimo e sincero grazie a tutti per aver reso questa esperienza indimenticabile, resterà sempre nel mio cuore.
Sara

Il diario di bordo di Vanessa

IMG_20180311_153046_392Questa esperienza ha cambiato tantissimo il mio modo di pensare e di agire in ambiti e luoghi diversi, ho potuto sviluppare e ampliare le competenze sociali, culturali e linguistiche.

Ho avuto modo di conoscere persone fantastiche e confrontarmi con loro, condividere nuove esperienze e fare nuove amicizie. Nell’ambito lavorativo mi sono trovata molto bene, la mia tutor è stata gentilissima e mi ha aiutato a inserirmi subito nel gruppo di lavoro; ho potuto sviluppare sin da subito le mie competenze linguistiche e gestionali, mi hanno affidato incarichi importanti e sono riuscita ad apprendere nuove conoscenze e applicare quelle già conosciute.
Sono molto contenta e soddisfatta per come si è svolta questa esperienza, sicuramente una parte del mio cuore rimarrà qui a Siviglia.
Vanessa

Il diario di bordo di Yoheidy

 

Ebbene eccomi qua a pochi giorni dalla partenza, entusiasta della bellissima esperienza che ho vissuto,

Avrei tanto da raccontare ma mi limito con gli elementi principali che hanno segnato questo viaggio.

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Il mio posto di lavoro è un posto bellissimo,con un personale fantastico sono tutti molto simpatici e disponibili,la signora che mi ospita è molto disponibile e simpatica.

 

Per quanto riguarda la città c’è da dire che è stupenda ricca di posti bellissimi da visitare ciò che più mi ha colpito di questa città sono i suoi abitanti che con la loro allegria e gentilezza riescono a rallegrarti la giornata.

In questo viaggio ho potuto fare nuove esperienze e fare nuove conoscenze e avere un miglioramento sullo spagnolo,ho imparato ad essere più autonoma e a credere di più in me stessa e nelle mie capacità, a saper socializzare di più con le persone.

Consiglio questa bellissima esperienza ad altri ragazzi che come me avranno l’opportunità di partecipare.

Mi porterò questo viaggio impresso nel cuore.

Yoheidy

Il diario di bordo di Davide

IMG_20180317_184827_685La prima cosa che ho notato da quando ho partecipato a questo Erasmus è che ho cambiato modo di relazionarmi  verso le altre persone, perché dato che mi trovo in un paese differente tendo ad aprirmi di più con le persone per creare nuovi legami. Un’altra cosa che ho imparato stando qua è che riesco a padroneggiare meglio lo spagnolo, dato che il primo giorno non riuscivo a completare una frase è ora riesco più o meno a fare dei discorsi. In ambito lavorativo prima di venire qui ero molto emozionato di lavorare in un azienda estera all’Italia, lavorando in questa azienda ho avuto modo di conoscere meglio le loro culture, le tradizioni, le celebrazioni, e i piatti tipici che si preparano a Siviglia, sono stato colpito anche dalla disponibilità che hanno avuto, il responsabile dell’azienda mi ha anche chiesto il numero per venire a lavorare dopo aver finito gli studi vedendo le mie abilità. Mi sono trovato in una famiglia in cui mi trovo bene perché la padrona di casa all’inizio che non parlavamo lo spagnolo cercava di capirci e farsi capire, è una persona molto gentile e disponibile nei nostri confronti.

Davide