PENSIERI DA SIVIGLIA: “IMPRESSIONI DI UNA PRIMA E SECONDA VOLTA”

VET Tour Skills Project – Sevilla, 19-23 Marzo 2018

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Nello scrivere questo contributo non ho potuto fare a meno di considerare la doppia prospettiva dalla quale mi sono ritrovata ad analizzare questa mobilità. Da un lato, ho vissuto la mia prima esperienza come tutor, partecipando attivamente al management di questo progetto e vivendo i problemi che si verificano nella realtà quotidiana di una mobilità di questo tipo. Dall’altro, la mia esperienza da studentessa sedicenne nel progetto COMENIUS (con il quale avevo passato un mese in una scuola in Romania) mi ha portata a riflettere a lungo sul come i ragazzi abbiano vissuto quest’esperienza, vivendo io stessa per la seconda volta queste emozioni con loro.

Per quanto concerne le mie considerazioni come tutor, comincerò con l’affermare che in questa settimana ho imparato tanto e ho avuto la possibilità di affinare le mie capacità gestionali e di problem solving. È stata un’occasione per sporcarmi le mani con quelle che sono le mille piccole questioni (indicativo in questo senso il numero di fogli che ho maneggiato!) che messe insieme compongono il quadro all’interno del quale i partecipanti non solo vivono la loro mobilità, ma possono fruire della sua eredità per il loro futuro formativo e lavorativo. A mio parere, tali questioni sono state rese più complicate da alcune mancanze da parte del partner e dall’atteggiamento lassista dei ragazzi, il cui basso livello di attenzione per le istruzioni ricevute e per le scadenze ha reso complesse procedure di per sé molto elementari.

Questa nota da tutor sul comportamento dei ragazzi mi rimanda al mio secondo punto di vista da ex partecipante a un progetto simile e da venticinquenne. La mia vicinanza di età agli studenti dovrebbe forse portarmi a comprendere più di altri alcuni loro atteggiamenti, giustificandoli con l’emozione di trovarsi in una città nuova a svolgere attività a loro più o meno adeguate (anche qua, rimarco della responsabilità da parte del partner) e considerando anche le situazioni legate alle famiglie ospitanti, che si sono rivelate in alcune casi splendide e in altri problematiche. Posto che riconosco la sussistenza di questi elementi attenuanti, il mio atteggiamento comprensivo viene però meno nel momento in cui comparo il mio comportamento e quello dei miei compagni durante il COMENIUS con quello dei ragazzi conosciuti in questa settimana. Esistono alcune differenze, come ad esempio la partecipazione alla realtà culturale e storica della città, che sono legate secondo me al diverso contesto di partenza: noi, che avevamo un background liceale di studi classici, ci approcciammo alla cultura e alle abitudini di un Paese straniero e delle nostre famiglie ospitanti con enorme rispetto e con modalità differenti (forse un poco troppo formali), e con sincera curiosità. Ho ritrovato la nostra curiosità nella maggior parte di questi ragazzi, e questo mi ha fatto piacere. Quello che non ho ritrovato, con mio immenso rammarico, è il rispetto. Il rispetto per le scadenze e per il lavoro svolto da tutti noi, come partner e come educatori. Il rispetto per il prossimo, che per me si rispecchia non solo nel linguaggio utilizzato, ma anche nella puntualità e negli atteggiamenti tenuti sul posto di lavoro e nelle famiglie. Con queste mie considerazioni non voglio addossare totalmente ai ragazzi la responsabilità dei problemi che si sono verificati nelle famiglie e duranti gli stage; ma voglio sottolineare come, in alcuni casi, il loro atteggiamento non abbia contribuito alla risoluzione di tali problematiche e al corretto funzionamento dell’apparato burocratico-amministrativo.

Voglio quindi concludere queste mie riflessioni parlando di gratitudine e consapevolezza. Penso che alcuni ragazzi non si siano comportati in maniera adeguata perché non consci dell’opportunità che hanno ricevuto, e conseguentemente non grati per tale possibilità.  Occorre quindi farsi un esame di coscienza e capire se anche noi, come organizzazione e come scuole, abbiamo fatto passare il giusto messaggio rispetto al grande privilegio che i ragazzi hanno avuto nel partecipare a questa esperienza. Sono tuttavia soddisfatta del lavoro svolto e delle capacità sviluppate da parte nostra, e sono convinta che tutti i ragazzi siano in qualche modo maturati sia dal punto di vista personale che da quello lavorativo. Sono dunque grata di aver vissuto questa esperienza lavorativa in una città meravigliosa come Siviglia e di aver conosciuto delle persone umanamente e professionalmente preziose.

Grazie e ad maiora.

Elena Melas

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